La Chiesa Parrocchiale di Gerola Alta

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La Chiesa Parrocchiale di Gerola, dedicata a San Bartolomeo Apostolo, è almeno la terza costruita nel tempo sullo stesso sito: una precedente fu consacrata nel 1504 e ne esisteva un’altra ancora più antica, sempre con lo stesso patrono. La chiesa del 1504 era orientata al contrario rispetto all’attuale (facciata verso la montagna, abside verso il Bitto).

L’attuale edificio viene avviato nel 1759 su progetto e direzione di Giuseppe Panzera (originario della Val Maggia, residente a Morbegno). Il complesso (chiesa, due sagrestie, campanile e oratorio dei confratelli) richiede circa trent’anni, con lavori organizzati per fasi così da mantenere la chiesa utilizzabile durante il cantiere. Il campanile, alto circa 50 metri, viene completato nel 1781; nel 1782 vengono fuse e collocate 5 campane; nel 1793 arriva l’orologio in ferro battuto (le campane saranno poi sostituite nel 1879). I lavori complessivi si chiudono nel 1793; la chiesa è consacrata il 24 aprile 1796 dal vescovo di Como Carlo Ravelli. In piazza, nel 1801, viene realizzato l’Ossario (oggi sacello votivo).

Dal punto di vista architettonico spiccano la facciata su due ordini (1784–1793), la navata unica con cappelle laterali e un interno ricco di lesene, archi, stucchi e affreschi. Nel pavimento è visibile la lastra “Sepulcrum sacerdotum vetus”, legata all’antico sepolcro dei sacerdoti. L’organo Serassi (inaugurato nel 1837) è preceduto dalla cantoria del 1830; è stato restaurato nel 1998/2000. Le decorazioni pittoriche principali sono di Giacomo Pedrazzi (1844–1849) e le vetrate sono del 1905 (Bartolomeo Balgera). Il testo descrive inoltre cappelle e arredi (con diversi interventi e committenze locali, tra cui il lascito del Bedolino) e i restauri avviati dal 1990, che hanno interessato facciata, campanile, interni, opere e organo.

Chiude con le principali feste liturgiche: Madonna del Carmine (4ª domenica di luglio), San Bartolomeo (domenica più vicina al 24 agosto), pellegrinaggio all’alpe Motta (agosto/inizio settembre), commemorazione dei Defunti con distribuzione di pane e formaggio (e sale secondo il lascito), e il Presepe Vivente la notte del 24 dicembre (dal 1977).

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